20 dicembre

Manca veramente solo qualche giorno a Natale…….e per me anche alle vacanze natalizie……non vedo l’ora di rimanere a casa insieme alla mia famiglia.

Ma torniamo agli ultimi giorni del calendario dell’avvento……e dopo il porta-torte non poteva certo mancare un piccolo libro di ricette no? Raffaella ti è piacito anche questo? 

e sempre in tema di docezze a me Valeria a spedito questa pallina di cioccolato…….. resisterà fino a Natale?

e oggi si torna a raccontare…..

 

Leggenda delle Alpi occidentali

C’era una volta, nella città di Betlemme, una fanciulla senza dita e senza mani. Era figlia di un pezzo grosso della sinagoga e si chiamava Anastasia; suo padre aveva invece un nome del diavolo che si fa fatica a ricordarlo e la gente diceva, infatti, che andasse al sabba e ci avesse imparato le stregonerie dell’inferno.
Una notte quest’uomo era a pranzo con altri caporioni della sinagoga, quando udì bussare alla porta tre piccoli colpi.

Al primo colpo tese l’occhio. Al secondo, bestemmiò come un pagano. Al terzo, volgendosi a guardare dalla finestra, chiese con un cenno del capo a quell’importuno che cosa volesse.

«Mi chiamo Giuseppe» rispose l’uomo «e faccio il falegname. Mia moglie ed io non abbiamo trovato posto nelle locande. Ho visto le “vostre finestre illuminate e sono venuto a chiedere soccorso, perché mia moglie ha appena dato alla luce un bambino.»
«Non aiuto i vagabondi. Fila, e presto!»
«O se preferisci» lo beffò un altro «resta pur lì a contare i chiodi della porta: così saprai quanti sono.»

«Ma bada al mal di denti,» aggiunse un terzo «perché non c’è mal di denti peggiore di quando i cani ti azzannano ai polpacci!»
«Sicuro, guardati ai polpacci!» gridarono in coro, pestando i piedi e ridendo.
E tutti rimasero ben tappati in casa. Uscì invece Anastasia, mortificata e dolente per quanto aveva sentito, giacché aveva un cuore semplice e caritatevole come non se ne sarebbe trovato un altro sulla terra.
«Ehi, voi, pover’uomo! Che cosa, volete, di che avete bisogno?»
«Cerco soccorso per mia moglie che ha appena messo al mondo un bambino.Ci vorrebbe una donna che l’assistesse questa notte.»
Non ho né dita né mani. Ma quello che potrò fare, lo farò ben volentieri.»
Come se Dio li avesse preparati, c’erano lì due secchi, uno pieno di latte, l’altro d’acqua fresca.

La fanciulla li appese alle due estremità di un bastone se li caricò sulle spalle. Poi seguì Giuseppe nella stalla, dove non c’erano che il bue e l’asinello ad assistere Maria e a scaldare il Bambino. Ma in mezzo a quella povera paglia e a quel legno tarlato, il Bambino sembrava un sole.

La fanciulla cadde in ginocchio. Com’era. bella quella creaturina ignuda: sembrava che avesse, dentro una lampada, tanto faceva luce dalla sua carne rosea. Anastasia non potè trattenersi: con le sue braccia senza mani prese Gesù e se lo strinse sul petto. E in quel momento avvenne il prodigio. Lo toccò appena, ed ecco spuntarle le mani, bianche e belle come quelle di una fata, agili come se le avesse sempre avute!
In ginocchio ringraziò il Bambino e la sua mamma. Poi svelta si mise all’opera; con le sue nuove mani servì la Madonna, cullò il piccino, riordinò tutto, perché dovevano arrivare al presepio i pastori e i magi.
Da tutt’intorno, senza capire di dove, si,udiva un clamore, come d’una festa campestre, con musiche di zampogne e cornamuse. E,lì, insieme alla santa famiglia, la fanciulla si sentiva in compagnia degli angeli che cantavano in cielo! Quando arrivarono i pastori con i loro doni di panna e formaggio, di mele e nocçiole, Anastasia si ritirò e tornò a casa di suo padre a Betlemme.
«Babbo, babbo, guarda che mani bianche!»
«Di dove vengono? Come hanno fatto a crescerti tutt’a un tratto?»chiese l’uomo sbalordito.

«Me le ha date Uno che può tutto, quello stesso che tu aspettavi come tutti i buoni ebrei. È nato questa notte, vicino a noi, in quella stalla laggiù.»

«Bestia maledetta,» gridò suo padre «pretendi di saperne più dei dottori della legge!La tua bocca è nera di frode e di bestemmie.»
«Nessuna frode, babbo; vengo a cercarti perché anche tu lo possa adorare.»

«Io adorare il tuo moccioso di stalla? Tu sei vittima di qualche stregone vagabondo e queste mani di strega io te le taglierò con una lama affilata.»

Urlando come un ossesso e soffocando di rabbia, fece per sguainare la scimitarra. Ma di colpo si sentì tutto legato, la vista gli si confuse e si trovò in un gran buio.
«Anastasia, dove sei?» riuscì appena a balbettare. «Stendi le tue mani miracolose! Tocca i miei occhi perché io non ci vedo più.»

«Babbo, riconosci che il bambino che mi ha fatto spuntare le mani è il Messia. Dì che credi e io ti toccherò. »

«Credo, credo…» gemette il vecchio.

Allora Anastasia gli appoggiò le mani sugli occhi e la vista gli tornò per incanto. E appena ci vide volle correre al presepio, per vedere come era fatto il Messia

 

20 dicembreultima modifica: 2009-12-22T06:53:00+00:00da lemanidilili
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